
Cosa succede a un cortometraggio dopo l’ultimo ciak
C’è un momento in cui ogni produzione sembra arrivata al traguardo.
Il montaggio è chiuso, il color è approvato, il film è esportato e finalmente puoi dire: "abbiamo finito".
In realtà è proprio lì che inizia una nuova fase.
Per un cortometraggio il percorso dopo la produzione è fondamentale quanto quello che porta al primo ciak. Festival, incontri, distribuzione e nuove piattaforme diventano parte della vita del film. È il momento in cui una storia smette di appartenere soltanto a chi l’ha realizzata e inizia a incontrare il proprio pubblico.
Con Mille Ponti abbiamo vissuto questo percorso in modo particolarmente intenso. Un progetto nato con l’idea di raccontare una storia d’amore tra Venezia e i suoi ponti, ma anche di affrontare un tema più ampio: quello dell’accessibilità e della disabilità all’interno di una relazione.

Venezia è una città piena di contraddizioni.
È uno dei luoghi più raccontati al mondo, ma anche uno dei più complessi da vivere quotidianamente. La sua bellezza nasce proprio dalla sua struttura unica: calli, ponti, percorsi che cambiano continuamente prospettiva.
Per Mille Ponti abbiamo scelto di partire proprio da questo elemento.
La storia di Chiara e Tommaso nasce in una città che può essere romantica e affascinante, ma che allo stesso tempo può trasformarsi in una sfida concreta per chi si muove in modo diverso.
Il tema della disabilità non viene raccontato come un limite narrativo, ma come parte della vita dei personaggi. Il centro della storia non è ciò che manca, ma tutto quello che una relazione riesce a costruire.

Quando si affrontano temi sociali, il rischio più grande è quello di raccontarli attraverso una sola prospettiva.
Con Mille Ponti abbiamo cercato di evitare una narrazione basata sulla retorica. L’obiettivo era realizzare un film prima di tutto umano: una storia di persone, emozioni e quotidianità.
La produzione ha lavorato insieme alla regia per mantenere questo equilibrio, costruendo un racconto capace di parlare di inclusione senza trasformarla in un messaggio didascalico.
Per noi il cinema funziona quando riesce a lasciare una domanda, non quando offre una risposta già pronta.

Dopo la produzione, il film ha iniziato il suo percorso nel circuito cinematografico.
Uno dei momenti più importanti è stata la partecipazione all’81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, un passaggio particolarmente significativo per un film nato proprio nel territorio veneziano.
Il percorso è poi proseguito con la presentazione del progetto al Senato della Repubblica, dove Mille Ponti è diventato occasione di confronto sui temi dell’inclusione e dell’accessibilità, anche grazie all’interesse e al supporto dell’On. Valentina Grippo.
Sono momenti diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa cosa: il film che esce dal set e inizia a generare conversazioni.

Uno degli aspetti più interessanti del cortometraggio è che non esiste un unico modo per raggiungere il pubblico.
Negli ultimi anni il mondo della distribuzione è cambiato molto. I festival rimangono un luogo fondamentale di incontro e riconoscimento, ma nuove piattaforme digitali stanno creando possibilità diverse per portare i corti davanti a spettatori sempre più ampi.
Per questo siamo particolarmente felici dell’arrivo di Mille Ponti su WeShort, piattaforma dedicata ai cortometraggi di qualità.
Dopo il percorso nei festival e nelle istituzioni, il film inizia così una nuova fase: quella dell’incontro quotidiano con il pubblico.
Perché un cortometraggio non vive soltanto nel momento in cui viene proiettato in sala. Vive ogni volta che qualcuno lo guarda, lo interpreta e porta con sé qualcosa della storia.

Mille Ponti ci ha ricordato una cosa semplice: produrre un film significa molto più che realizzare delle immagini.
Significa costruire un punto di vista e trovare il modo giusto per farlo arrivare alle persone.
Dalla Venezia dei ponti al grande schermo, dalle istituzioni alle piattaforme digitali, il viaggio di questo cortometraggio è stato soprattutto un viaggio tra luoghi e persone diverse.
E forse è proprio questo il motivo per cui continuiamo a fare cinema: perché alcune storie hanno bisogno di tempo, spazio e nuovi incontri prima di aver davvero finito il loro percorso.

Se questo non è sufficiente, esplora più del nostro lavoro qui sotto.
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