
Non solo da guardare: costruire un’esperienza immersiva
Il cinema, per abitudine, vive dentro un rettangolo.
Uno schermo, un’inquadratura, un punto di vista preciso. Ma cosa succede quando una storia non vuole stare ferma dentro quel frame?
Con Lucrezia Mind Palace abbiamo lavorato proprio su questo confine: portare il linguaggio cinematografico fuori dallo schermo e trasformarlo in un’esperienza dove immagini, spazio, suono e atmosfera convivono nello stesso racconto.
Nato dall’idea e dalla direzione di Nicolò Novek, e sviluppato in collaborazione con l’azienda americana ItaliaPass, Lucrezia Mind Palace trasforma i Borgia Dungeon, nel cuore di Roma, in un viaggio immersivo tra storia, arte contemporanea, installazioni e sound design.
Non una semplice mostra e non soltanto un film: un ambiente narrativo in cui il pubblico entra fisicamente nella storia.

Raccontare Lucrezia Borgia significa confrontarsi con una figura che, ancora oggi, porta con sé moltissime interpretazioni.
Figlia di una delle famiglie più potenti del Rinascimento italiano, è stata raccontata nei secoli attraverso intrighi, politica e leggende spesso difficili da separare dalla realtà storica. Proprio questa immagine così stratificata è diventata il punto di partenza del progetto.
Con Lucrezia Mind Palace non volevamo creare una semplice ricostruzione storica, ma giocare con il personaggio e con l’immaginario che lo circonda. Prendere una figura del Quindicesimo secolo e portarla dentro un linguaggio contemporaneo, fatto di ironia, ritmo e contaminazioni pop.
Perché anche dopo cinquecento anni, Lucrezia Borgia può ancora avere qualcosa da dire. E forse anche qualcosa da ridire.

All’interno del percorso immersivo prende vita 15th Century Bachelorette, il cortometraggio scritto e diretto da Nicolò Novek.
Ambientato negli stessi sotterranei della galleria, il film racconta Lucrezia Borgia in una chiave completamente inedita: comica, ironica e fuori dagli schemi. Una reinterpretazione che gioca sul contrasto tra il rigore dell’epoca rinascimentale e un linguaggio visivo contemporaneo.
A vestire i panni della protagonista è Jenny De Nucci, che interpreta una Lucrezia elegante, determinata e con un carattere decisamente particolare.
Il risultato è un personaggio storico che smette di essere una figura lontana e diventa una protagonista con cui il pubblico può divertirsi, riconoscersi e sorprendersi.
Perché il modo migliore per avvicinare una storia antica non è sempre renderla più seria. A volte è proprio il contrario.

Produrre un cortometraggio destinato a un’esperienza immersiva significa cambiare prospettiva.
In una produzione cinematografica tradizionale la location è uno degli elementi del film. In un progetto come Lucrezia Mind Palace, invece, lo spazio diventa parte integrante della narrazione.
I Borgia Dungeon non sono semplicemente il luogo in cui abbiamo girato: sono un elemento attivo del racconto. La loro atmosfera, la loro storia e la loro struttura hanno influenzato le scelte estetiche, la fotografia e il modo stesso di costruire le scene.
La sfida produttiva è stata creare un contenuto capace di funzionare su due livelli: come cortometraggio autonomo e, allo stesso tempo, come tassello di un’esperienza più ampia.
Ogni immagine doveva dialogare con ciò che sarebbe successo prima e dopo la visione del film.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è stato lavorare sul rapporto tra storia e linguaggi contemporanei.
Raccontare Lucrezia Borgia a un pubblico internazionale significa trovare un equilibrio tra il contesto storico e la necessità di creare una connessione immediata con chi guarda.
Per questo 15th Century Bachelorette non cerca di imitare il passato, ma lo reinterpreta attraverso ritmo, estetica e sensibilità contemporanee.
Il risultato è un incontro tra epoche diverse: il Rinascimento italiano e i codici visivi di oggi, la storia e l’intrattenimento, il patrimonio culturale e la narrazione cinematografica.
È proprio in questa contaminazione che nascono le storie più interessanti.

Con Lucrezia Mind Palace abbiamo esplorato un territorio che sentiamo molto vicino: quello in cui cinema, tecnologia e spazio fisico smettono di essere elementi separati.
Il futuro dell’audiovisivo non riguarda soltanto il modo in cui raccontiamo una storia, ma anche il luogo e il contesto in cui il pubblico la incontra.
Una storia può vivere su uno schermo, ma anche dentro un ambiente, un percorso o un’esperienza condivisa.
La sfida, ogni volta, è capire quale sia il formato giusto per far vivere una storia. In questo caso abbiamo scoperto che anche i sotterranei di un palazzo romano possono diventare il set perfetto per una Lucrezia Borgia con molto più senso dell’umorismo di quanto ci si aspetterebbe.

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